La purpurea barbera
Il vitigno barbera, così come oggi è conosciuto, appare per la prima volta nel 1514. Lo si trova, infatti, in un estimo catastale del comune di Chieri. Il nome poi riappare solo in un manoscritto del 1609 custodito nell'archivio comunale a Nizza; stupisce che, nel corso della storia, un vitigno tanto diffuso non fosse identificato con chiarezza e ripetutamente. È verosimile, sebbene non dimostrato, che la barbera sia nata nel Basso Monferrato, dove era di certo diffusa in epoche antichissime. Nell'alto medioevo, intorno al 1250, in Piemonte era ripresa la coltivazione delle viti come testimonia un documento dell'abbazia cistercense di Staffarda ove si concedevano a privati due giornate di bosco nel territorio di Saluzzo, con l'obbligo di piantarne una a vigna entro cinque anni e di tenere l'altra a bosco per ricavare i sostegni per le viti. Ipotizzata quindi a ragione l'origine piemontese del vitigno, nel 1839 viene codificata quale "vitis vinifera monferatensis". Accanto all'origine, è oggetto di discussione anche il genere: il vitigno e il vino barbera devono essere considerati al femminile o al maschile? Nel 1789 il conte Nuvolone lo identifica come "la barbera", e così la commissione ampelografica nel 1884. Viceversa negli annali di viticoltura ed enologia italiana del 1872 troviamo "il barbera" e così viene definito nel 1906 dal Molon. Il Carducci la definì generosa "...bevendola ci pare d'esser soli in mare sfidando la bufera" e, il Monelli, la chiosò "ma se è femmina, è una virago da metter fuori combattimento la gioventù tenerella e delicata che usa oggi", mentre per Cesare Pavese era un vino "leggendario"... e maschile. Citando l'onorevole professor Colosso diremo: "la barbera è un tipo di vino più maschio, benché il suo nome di genere femminile, e nessuna barba di grammatico abbia il diritto di farlo maschile dicendo il barbera. La maschia barbera è di genere femminile tra gli indigeni e tale deve rimanere". La barbera è un vitigno a germogliamento precoce e a maturazione media, circa 7-10 giorni prima del nebbiolo. Il grappolo è di media grandezza per lo più piramidale; l'acino è medio con buccia molto pruinosa di colore blu intenso, tannica, sottile, con polpa molto succosa di sapore semplice acidulo. L'uva in vigneti impiantati in terreni giusti, ben esposti e ben gestiti l'uva a maturazione presenta un contenuto zuccherino di buon livello, la gradazione zuccherina si aggira mediamente dai 20 ai 21gradi babo, e un'acidità totale tra 8-9 per mille. E' una pianta dotata di buona vigoria, con produzione relativamente abbondante, che può essere agevolmente ridimensionata con una corretta potatura verde e se è il caso, seguita da diradamento dei grappoli all'invaiatura. Le migliori qualità si ottengono nelle annate nelle quali le alte temperature estivo-autunnali creano stress nelle viti che cessano di vegetare privilegiando gli accumuli degli zuccheri e della degradazione degli acidi, che sono sempre abbondanti. Sensibile alle gelate e brinate tardive, in autunni piovosi va soggetta al marciume nelle viti, articolarmente con produzione troppo abbondante e mal defogliate. Predilige terreni calcarei-sabbiosi ove acquisisce notevole struttura e molta finezza; sono poco indicati i terreni molto argillosi. Il vino I vini di barbera si caratterizzano per alcuni parametri che risultano fondamentali ai fini della qualità. Il primo parametro, che è anche il più classico, è la gradazione alcolica. Essa, nei valori minimi, viene fissata dal disciplinare di produzione e, di fatto, costituisce ancora un indice della maturazione delle uve, anche se può essere legalmente corretta in cantina. Il ruolo dell'alcol è piuttosto complesso e comunque svolge un ruolo fondamentale nel contesto dell'equilibrio gustativo e partecipa in maniera importante alla costituzione della struttura unitamente all'estratto. Nei vigneti in buone posizioni e ben gestiti la gradazione alcolica è mediamente intorno ai 13°, con punte che possono raggiungere e superare i 14°. Solo nei vigneti in posizioni mediocri e con rese non controllate si possono avere gradazioni basse , 11°-12°, però la qualità è mediocre per poca struttura ed eccessiva acidità. Il secondo parametro è costituito dalle ceneri: nella Barbera si trova un contenuto abbastanza elevato che supera i 2 gr/litro, infatti bevendo una buona Barbera si apprezza la sapidità. Il terzo parametro è costituito dai polifenoli: in Barbere di vertice si raggiungono 2-2,5 gr/litro, mentre in buone Barbere i dati variano da 1,5 a 1,8 gr/litro: alla degustazione detti polifenoli danno il senso della pienezza, però mai allappante in seguito alla presenza moderata di tannini fini, mai amari. Nelle migliori Barbere è elevato il tenore di antociani che conferisce al vino tonalità rosso rubino intenso, specie nei primi anni di vita e poi tende a diventare rosso granato con lievi riflessi aranciati. Il quarto parametro è l'acidità: la Barbera è un vino che nasce con un'acidità abbastanza elevata; però con buone pratiche culturali (controllo della resa, raccolta un pò ritardata) si ottengono vini con acidità intorno all' 8 per mille. Al termine della fermentazione alcolica, si sottopone il vino alla seconda fermentazione (malolattica), che degrada naturalmente un acido forte e sgradevole come l'acido lattico in un acido molto più debole e fine e l'acidità si va ad estrarre intorno ai 6 per mille, ideali per una Barbera di grande piacevolezza.



